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	<title>Studio Dentistico Orlandini &#187; cardiopatia</title>
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		<title>Quasi doppio il rischio di mortalità in pazienti edentuli ed affetti da malattie coronariche</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2016 22:25:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Studio Dentistico Orlandini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[cardiopatia]]></category>
		<category><![CDATA[edentuli]]></category>

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		<description><![CDATA[UPPSALA, Svezia: Nuove risultanze derivanti da una ricerca internazionale indicano che per i pazienti edentuli affetti da cardiopatia coronarica (CHD) il rischio di morte rispetto a pazienti dotati dei loro denti, quasi raddoppia. Alla luce di tali risultanze, concludono i ricercatori, la perdita dei denti potrebbe essere considerata un modo semplice e poco costoso per [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>UPPSALA, Svezia: Nuove risultanze derivanti da una ricerca internazionale indicano che per i pazienti edentuli affetti da cardiopatia coronarica (CHD) il rischio di morte rispetto a pazienti dotati dei loro denti, quasi raddoppia. Alla luce di tali risultanze, concludono i ricercatori, la perdita dei denti potrebbe essere considerata un modo semplice e poco costoso per identificare pazienti ad alto rischio per i quali occorre una maggior prevenzione.</strong></p>
<p>Esaminando i dati di 15.456 pazienti con CHD di 39 paesi, i ricercatori hanno scoperto che la perdita dei denti è collegata all’incremento del tasso di mortalità. Le informazioni sui fattori psicologici e sociali, sul numero di denti e gli stili di vita, quali fumo e attività fisica, sono state valutate tramite un questionario sottoposto agli esaminandi all’inizio della ricerca.</p>
<p>Dei pazienti esaminati, circa il 16 per cento ha riferito di essere edentulo e al 40 circa mancavano metà denti. Una perdita di denti più elevata è stato riscontrata soprattutto in fumatrici più anziani, meno attive, più sottoposte al rischio di diabete, con più alta pressione sanguigna, un indice di massa corporea più elevato e livello di istruzione inferiore.<span id="more-1155"></span></p>
<p>Quanto al collegamento tra perdita dei denti e CHD, il gruppo degli edentuli è sottoposto ad un rischio del + 27 per cento di eventi cardiovascolari (morte cardiovascolare, infarto miocardico o ictus). Inoltre, per i pazienti edentuli il rischio di morte cardiovascolare aumenta dell’85 per cento, dell’81 per cento per altre cause di morte e del 67 per cento di ictus rispetto ai pazienti dotati di denti.</p>
<p>«L&#8217;aumento di rischio è stato lineare con livelli più elevati nei pazienti edentuli ‒ conferma Ola Vedin, cardiologo presso l’Uppsala University Hospital and Uppsala Clinical Research Center in Svezia, autore della ricerca ‒. I rischi di morte cardiovascolare e per altre cause sono quasi il doppio rispetto ai soggetti forniti di denti. Le malattie cardiache e le malattie gengivali hanno in comune molti fattori di rischio, quali fumo e diabete, cosa che abbiamo preso in considerazione nell’analisi, riscontrando una relazione fra le due circostanze, apparentemente indipendenti».</p>
<p>Anche se numericamente il rischio d’infarto miocardico cresce con la perdita di denti, la ricerca non ha stabilito associazioni significative tra il loro numero e il rischio di infarto al miocardio «cosa abbastanza sconcertante ‒ dice Vedin ‒ dato che avevamo forti indicazioni di causa/effetto tra edentulia e altri esiti cardiovascolari, compreso l&#8217;ictus».</p>
<p>I risultati indicano tuttavia che i meccanismi che portano alla perdita dei denti (soprattutto la parodontite) possono produrre una prognosi peggiore nei pazienti CHD. «Anche se nella ricerca non è stato possibile stabilire il rapporto di causa effetto, la perdita di denti potrebbe essere un modo semplice e poco costoso per identificare i pazienti ad alto rischio, bisognosi di maggior prevenzione», conclude Vedin. «Mentre non possiamo ancora suggerire ai nostri pazienti di prendersi cura dei denti per ridurre i rischi cardiovascolari ‒ continua ‒ sono certi gli effetti positivi dell’uso di spazzolino e filo interdentale perché contribuiscono alla salute cardiovascolare».</p>
<p>Nella ricerca sono stati esaminati pazienti per un periodo medio di 3,7 anni. Il legame tra perdita dei dente e relative conseguenze è stato studiato tenendo conto dei fattori di rischio cardiovascolari e dello status socio-economico. Nel periodo di osservazione i ricercatori hanno riferito di 1.543 eventi cardiovascolari, 705 morti per tale causa, 1.120 morti di tutte le cause e 301 ictus.</p>
<p>I risultati sono stati pubblicati online il 16 dicembre sull’European Journal of Preventive Cardiology nell&#8217;articolo “Tooth loss is independently associated with poor outcomes in stable coronary heart disease”, poco prima di andare in stampa.</p>
<p><strong>Fonte: Dental Tribune International del 18.01.2016</strong></p>
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