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È provato il collegamento tra l’assunzione degli antidepressivi e il fallimento degli impianti dentali

MONTREAL – Le ricerche hanno dimostrato l’SSRI (Selective serotonin reuptake inhibitors, uno dei farmaci più ampiamente usati per il trattamento della depressione in tutto il mondo, può aumentare i rischi di fallimento degli impianti. L’antidepressivo era già stato associato ad una crescita ridotta dell’osso e all’aumento di rischio di fratture ossee.

I ricercatori della McGill University hanno passato al setaccio le cartelle di 292 femminile e di 198 pazienti maschi nella fascia di età compresa tra i 17 e i 93 anni, che avevano ricevuto gli impianti dentali tra il gennaio del 2007 e del 2013. In totale sono stati esaminati 916 impianti dentali, di cui 94 applicati a 51 pazienti che facevano uso dell’SSRI.

Durante il periodo di osservazione 868 impianti non hanno avuto conseguenze mentre 48 sono andati incontro al fallimento. Il tasso di insuccesso è stato significativamente più elevato nei consumatori di SSRI (10,6%) rispetto a coloro che non ne facevano uso (4,6%). Si è ipotizzato che il fallimento nei pazienti facenti uso era prevalentemente associato a problemi di caricamento meccanico. Di qui l’ipotesi che gli SSRI potrebbero causare perdita d’osso. Per confermare l’ipotesi, tuttavia, saranno necessari ulteriori studi. Anche il fumo e l’utilizzo di impianti di piccolo diametro (≤ 4 mm), sono associabili a un maggior rischio di fallimento. Il rigetto si è verificato principalmente (80%) in un lasso di tempo compreso tra 4 e 14 mesi dopo il posizionamento.

Secondo il Centers for Disease Control and Prevention, gli antidepressivi sono al terzo posto tra i farmaci più utilizzati dagli americani di tutte le età: più frequentemente da persone tra i 18 e i 44 anni. Si ritiene che circa l’11% degli americani, a partire dai 12 anni in su prenda l’antidepressivo SSRI. Intitolata “Selective Serotonin Reuptake Inhibitors and the Risk of Osseointegrated Implant Failure: A Cohort Study” la ricerca è stato pubblicata online il 3 settembre sul Journal of Dental Research, prima che andasse in stampa.

Fonte: Dental Tribune International, 13 ottobre 2014